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Testi letterari

Estratto di un libro:

Originale inglese
And it was in the middle of the night. A quarter moon hung in the west.
Olaf explained that Gizur’s sentries would be asleep. If the watchdogs could be lured by the bag of half-rotten fish Sven the Vengeful carried, the warriors could move about at will.
“So you can take what you want without fighting” said Jack.
Olaf’s blow sent him sprawling “What kind of honorless brute do you think I am? If I took Gizur’s wealth without engaging in a battle, I would be no better than a thief. It would show him no respect… oath-breaker though he is”.
Jack sat up, trying to clear his head. He would never understand these monsters.
“There is one more thing you must understand” came Olaf’s voice through Jack’s spinning senses. “We are about to drink the wolf’s brew”.
The boy looked up to see a warrior remove a metal pot from the fire. Steam rose around the man’s face as the air brought a bittersweet odor to Jack’s nose. The hair stood up on his neck.
The warriors squatted around the fire. As they passed the metal pot each man drank deeply.
When it got to Jack, Olaf scooped out the leaves and squashed them over Jack’s arms, legs, and face. 
He poured the dregs over the boy’s tunic. The liquid was warm, but it rapidly turned cold in the sea breeze. 
The odor sent a thrill along Jack’s nerves. 
His heart beat heavily. He became aware of a dozen things at once: the rustle of a hare easing its way through a bush, the fussing of the waves along the shore, the smell-the smell-of dead fish, forest leaves, pine, and fire. Especially dead fish.
Jack wanted to roll in the rotten stuff. 
He heard a strange noise and saw that the warriors had begun to pant. Their eyes gleamed yellow in the firelight and their tongues protruded from their mouths.
Olaf gave a low moan that made Jack’s blood run cold and excited him at the same time. 
He wanted to run and run and run. His hands and feet itched with the desire.

Traduzione italiana
Accadde nel cuore della notte, mentre a ovest il cielo era illuminato da un pallido quarto di luna.
Olaf spiegò che avrebbero trovato le sentinelle di Gizur addormentate e che, se Sven Il Vendicativo fosse riuscito ad adescare i cani da guardia col suo sacchetto di pesce mezzo marcio, i guerrieri avrebbero potuto muoversi a loro piacimento.

"Così non avrai bisogno di batterti per prenderti quel che vuoi", disse Jack.
Olaf lo colpì talmente forte da farlo cadere riverso a terra. "Che razza di farabutto privo di onore credi che io sia? Se mai mettessi le mani sulle ricchezze di Gizur senza averlo prima affrontato in battaglia, non sarei altro che uno sporco ladro. Inoltre, gli mancherei di rispetto… sebbene non sia altro che un traditore".
Jack si tirò su mettendosi a sedere e cercando di far ordine nella sua testa: non sarebbe mai riuscito a capire quei mostri.
"C'è un'altra cosa che devi capire…" disse Olaf, spezzando con la sua voce il tumulto di pensieri nella testa di Jack "... adesso berremo l'infuso dei lupi".
Il ragazzo alzò lo sguardo e vide uno dei guerrieri togliere un recipiente metallico dal fuoco. Una nuvola di vapore si sollevò e avvolse il volto dell'uomo mentre un odore, dolce e amaro allo stesso tempo, raggiunse il naso di Jack. In quel momento, gli si drizzarono i peli sul collo.
I guerrieri si sedettero tutti intorno al fuoco. Presero a passarsi tra di loro il recipiente metallico, dal quale ciascuno di loro bevve avidamente.
Non appena il recipiente fu giunto in corrispondenza di Jack, Olaf ne estrasse le foglie e cominciò ad applicarle sulle braccia, le gambe e il viso del compagno.
Infine, versò i residui sulla giubba di lui. Sebbene il liquido fosse caldo, la brezza marina contribuì presto a raffreddarlo.
L'odore era così forte da provocare un brivido che percorse interamente le membra di Jack.
Il suo cuore prese a battere forte, e i suoi sensi furono investiti da un vortice di stimoli e di sensazioni. Udì il trambusto di una lepre che si faceva strada in un cespuglio, sentì le onde abbattersi e morire sulla riva, e, ancora, un forte odore. Era l'odore di pesce morto, di foglie di foresta, di pino e di fiamme... Ma più di ogni altra cosa, il primo: l'odore del pesce morto.
Jack avrebbe voluto rotolarsi in mezzo a quel marciume.
Udì a un tratto uno strano rumore, e vide che i guerrieri avevano cominciato ad ansimare. I loro occhi, davanti al fuoco, avevano ora un barlume giallognolo e le loro lingue sporgevano fuori dalla bocca.
Olaf emise un gemito greve, che fece gelare il sangue nelle vene a Jack... e nel contempo lo fece sentire vivo.
Sentiva un impulso irrefrenabile che lo spingeva a correre... Voleva correre, e basta. Le sue mani e i suoi piedi erano pervasi da quel desiderio.

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Una canzone per una pop band tedesca:

Originale tedesco
Ich bin zwar hoch, doch habe ich keinen Gipfel,
auf mir pfeift der Wind nur durch verkohlte Wipfel.
Ich wiege euch scheinbar in Sicherheit,
doch eines Tages bin ich bereit.

Ich war schon da, da warn die Alpen noch Hügel,
ich war schon da, da hatten Vögel keine Flügel,
ich war schon da, ich war schon da, ich war damals schon da.

Ich wirke fast so normal und friedlich wie die andern.
Auf mir sollte man nicht zu lange wandern.
In mir rumort es, ich bin heimlich aktiv,
und ich erwache, wenn ich lang genug schlief.

Ich war schon da als sie die Erdteile schufen,
ich war schon da, hörte die Saurier rufen,
ich war schon da, ich war schon da, ich war damals schon da.
Ich war schon da, als die Raumschiffe kamen,
ich war schon da, da heilte Jesus die Lahmen,
ich war schon da, ich war schon da, ich war damals schon da.

Ich schlafe unter zehntausend Tonnen Gestein.
Ich werd überwacht, denn ich kann entsetzlich laut schrein.
Ich bin geduldig, ich warte Jahrmillionen.
Ein guter Ausbruch soll sich lohnen.

Ich war schon da, als sie den Mond enthüllten,
ich war schon da, als sie ihn mit Helium füllten.
Ich war schon da, da war der Urknall noch hörbar,
ich war schon da, bevor Atlantis zerstört war.
Ich war schon da, da erschlug der Kain den Abel,
ich war schon da, da lief die Arche vom Stapel,
ich war schon da, ich war schon da, ich war damals schon da.

Die Erde bebt, ich schmecke Lava im Krater,
die Erde bricht, gleich gibt es großes Theater.

Ich bin Vulkan und ich geb gerne an -
Ich bin Vulkan und ich geb gerne an...
Ich bin Vulkan und ich geb gerne an...
Ich bin Vulkan und ich geb gerne an!

Transcreazione italiana
Non mi fregio d'un picco, eppur sono un gigante
Il vento accarezza la mia cima fumante
Vi cullo tutti in questa calma apparente
Mentre preparo un'esplosione potente

Io c'ero già, quand'eran colline le Alpi
Io c'ero già, ancor non volavano i falchi
Io c'ero già, prima del tempo io c'ero già

Diverse da me, montagne fide e pacate
Io son vulcano: qui su non vi attardate
So ben celare il mio ruggito interiore
Per poi svegliarmi con violento fragore

Io c'ero già, alla fucina del mondo
Io c'ero già, all'urlo dei sauri profondo
Io c'ero già, prima del tempo io c'ero già
Io c'ero già, con gli alieni alle piramidi
Io c'ero già, Gesù che parlava agli invalidi
Io c'ero già, prima del tempo io c'ero già

Sotto quintali di pietre io cerco riposo
Ma sopra me si veglia un mostro pericoloso
Non sanno ancora quanto so esser paziente
Va meditata... un'eruzione imponente

Io c'ero già, han sospeso la luna in cielo
Io c'ero già, l'han riempita di elio
Io c'ero già, all'esplosione primordiale
Io c'ero già, prima di Atlantide e il mare
Io c'ero già, quando Caino colpì Abele
Io c'ero già, ho visto Noè issar le vele
Io c'ero già, prima del tempo io c'ero già

Trema la terra, sento il magma in gola
S'apre la terra, sputo la lava e già cola

Io son vulcano, io del mondo sovrano...
Io son vulcano, io del mondo sovrano...
Io son vulcano, io del mondo sovrano...
Io son vulcano, io del mondo sovrano...